Antwerp six: la genesi di un’onda di stile belga che ha conquistato il mondo
Il Belgio, patria di cioccolato, birra e diamanti, ha un altro fiore all'occhiello da mostrare al mondo: un ecosistema di talenti fashion che ha ridefinito il concetto di lusso e avanguardia. E per capire come questo piccolo paese sia diventato una fucina di creatività senza pari, basta un viaggio al museo MoMu di Anversa, dove si celebra il quarantesimo anniversario del gruppo “Antwerp Six”.
Un raduno leggendario tra passato e futuro
L’apertura dell'esibizione, avvenuta venerdì scorso, è stata un vero e proprio evento sociale, un ritrovo di menti brillanti che hanno plasmato il panorama della moda contemporanea. Ann Demeulemeester, Dries Van Noten e Walter Van Beirendonck hanno dialogato animatamente tra le loro installazioni, ognuna un universo a sé stante. Pieter Mulier, appena tornato ad Anversa prima di assumere la direzione di Versace, ammirava l'installazione di Dirk Bikkemberg, ricordando con affetto l’acquisto dei suoi iconici stivali da bambino. Raf Simons, stretto in un abbraccio a Linda Loppa, la figura guida di generazioni di designer dell'Accademia di Anversa, testimoniava un legame profondo e duraturo.
Meryll Rogge di Marni, invece, si è lasciata incantare dalla ricostruzione di uno spettacolo “automaton” di Dirk Van Saene, un circuito in movimento che evoca la magia del design. Un omaggio commovente è stato dedicato alla memoria di Marina Yee, con le sue tavole di disegno energiche e fluide, ingrandite sulle pareti, a testimonianza del suo genio inesplorato.

Dagli studenti ribelli alla consacrazione internazionale
La storia di come un gruppo di studenti indipendenti dell’Accademia di Anversa abbia costruito una reputazione leggendaria per il suo piccolo paese dell’Europa nordoccidentale è avvolta da un alone di mito. Nel 1987, sotto la guida del rivenditore anversese Geert Bruloot, il gruppo si caricò su un camion e si recò a Londra per esporre le proprie creazioni. Il coraggio di sfidare le convenzioni li portò a organizzare uno spettacolo “guerriglia” agli studi Westway, che si concluse con l'espulsione dalla settimana della moda britannica. Questi eventi sono documentati in ritagli di giornali, video, flyer, inviti e cataloghi di immagini precoci, testimonianze di un’epoca di ribellione e creatività.
Come ricordato da Dries Van Noten, “la rivalità tra noi è sempre stata costruttiva. Eravamo amici, volevamo divertirci, ma anche creare le nostre collezioni e i nostri mondi, e avere successo”. La loro capacità di creare un’identità visiva forte, già in fase di sviluppo durante gli anni di studio, li distinse dagli altri studenti dell’epoca. Ann Demeulemeester e Patrick Robyn, suo marito e fotografo, hanno immortalato molti dei primi lavori dei designer, creando un archivio visivo prezioso, oggi esposto in mostra. Victor Robyn, figlio della coppia, è il graphic designer dell'esibizione, un legame generazionale che celebra l'eredità di famiglia.

Il segreto dell’accademia di anversa
Walter Van Beirendonck, un anno più grande degli altri all’Accademia, ricorda con affetto i tempi in cui condivideva la classe con Martin Margiela. “È stato fantastico, perché entrambi provenivamo da piccoli villaggi e non sapevamo cosa ci aspettava a scuola”. La loro determinazione a esprimere la propria individualità, unita all’impegno nel panorama delle performance underground di Anversa, ha dato vita a collezioni audaci e innovative, oggi considerate vere e proprie pietre miliari della moda. Le creazioni di Van Beirendonck, caratterizzate da colori vivaci e un’estetica giocosa, sono diventate un simbolo di orgoglio queer e un manifesto contro il razzismo.
“Per me, non si tratta solo di fare vestiti, ma di raccontare storie e di impegnarsi nel mondo”, afferma Van Beirendonck. La sua installazione in mostra, con un volto digitale che interagisce con il suo robot immaginario Puk-Puk, trasmette un messaggio di speranza e creatività alle nuove generazioni.
Qual è il segreto della scuola che ha generato così tanti talenti? “È una scuola incredibile che offre agli studenti una solida base”, spiega Walter. “La possibilità di lavorare per quattro anni senza distrazioni sulla propria identità è unica. Demna, tutti, hanno trovato qui le fondamenta per la loro carriera”. L'approccio meno formale, che incoraggia l'indipendenza e l'auto-apprendimento, ha contribuito a creare un ambiente fertile per la crescita creativa. Un'educazione che ha formato non solo i designer, ma anche stylist come Olivier Rizzo, fotografi come Willy Vanderperre e make-up artist come Peter Philips.
Oggi, il talento belga brilla nelle case di moda più prestigiose del mondo: Raf Simons a Prada, Matthieu Blazy a Chanel, Demna a Gucci, Nadège Vanhée a Hermès, Anthony Vaccarello a Saint Laurent, Pieter Mulier a Versace, Julien Dossena a Rabanne, Nicolas Di Felice e Meryll Rogge a Marni. Un’onda di creatività che continua a crescere, alimentata da una rete di amicizie e collaborazioni che trascende le generazioni.
Come sottolinea Meryll Rogge, “siamo stati insegnati a pensare con la nostra testa, a capire cosa ci piace, cosa vogliamo dire con le nostre collezioni, e a lavorare sodo”. Un’eredità che continuerà a ispirare i futuri talenti belgi, consolidando la loro posizione di protagonisti indiscussi nel mondo della moda.
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