Michael: il biopic di jackson, un’ombra legale e un sequel in bilico
Un successo al botteghino inaspettato, ma anche un terremoto di rivelazioni inattese. Il biopic su Michael Jackson, diretto da Antoine Fuqua, ha sorpreso non solo per i suoi incassi, ma anche per una scelta editoriale che ha scatenato un’ondata di polemiche e domande scomode.
Un ritratto rosa, ma con un velo di segreto
Il film, interpretato dal nipote Jaafar Jackson, celebra l’artista con una narrazione che, a detta di molti critici, si limita a dipingere un quadro idealizzato della sua carriera, ignorando le controversie legali e le accuse di abusi che hanno macchiato la sua figura. L’assenza di Janet Jackson, su richiesta della famiglia, e il finale aperto, con la frase “La sua storia continua”, sembrano voler chiudere un capitolo senza affrontare la realtà più oscura.
Ma la verità, come spesso accade, è ben più complessa. La produzione, infatti, ha dovuto affrontare un muro di ostacoli legali, rivelato da documenti esclusivi del New York Times: un accordo del 1993, frutto di una prima denuncia, imponeva la mancata rappresentazione di eventuali vittime nei film o televisione riguardanti la vita di Jackson. Un vincolo che ha costretto Lionsgate a rimuovere completamente le accuse dal film originale.

Il sequel? un’ombra incombente
La decisione di eliminare le controversie ha generato un’ulteriore reazione: un possibile sequel che, secondo il regista Fuqua e il produttore Graham King, potrebbe affrontare gli aspetti più oscuri della vita del cantante. ‘È stato un po’ destabilizzante’, ammette Fuqua, ‘permettere che le accuse venissero presentate all’inizio, perché rischiava di disorientare il pubblico. Abbiamo voluto guidare lo spettatore attraverso un processo, dando modo di comprendere come si è sviluppata la sua figura.’
Colman Domingo, interprete del padre Joe Jackson, conferma la possibilità di un seguito, sottolineando che il film si concentrerà ‘sulla formazione di Michael, sul suo percorso artistico e sulla sua ricerca di indipendenza’. Un’apertura che, a detta del critico, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, rischiando di sbilanciare l’equilibrio tra celebrazione e denuncia.
Con 50 milioni di dollari di riprese aggiuntive e una nuova prospettiva, Lionsgate sta valutando attentamente la possibilità di dare vita a un ‘Part 1’, concentrandosi sulla costruzione del mito di Jackson, mentre lascia spazio a un secondo capitolo che, forse, non avrà paura di scavare più a fondo.
Un’occasione da non perdere, per il botteghino, ma anche un dilemma etico che solleva interrogativi ancora più urgenti: come onorare un artista leggendario senza ignorare il suo lato oscuro? La risposta, a quanto pare, si trova ancora in bilico.