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Rocky horror: il culto ritorna a broadway con luke evans

Il sipario si alza di nuovo su The Rocky Horror Show, un'esperienza teatrale che trascende il semplice spettacolo per diventare un rituale collettivo. Dopo 24 anni di assenza da Broadway, la produzione diretta da Sam Pinkleton è pronta a incendiare lo Studio 54, riportando in scena un'opera che ha segnato generazioni e ridefinito il concetto stesso di Intrattenimento.

Un viaggio nel cuore del culto

Chi non ha mai assistito a una proiezione a mezzanotte de The Rocky Horror Picture Show, con il pubblico che dialoga con lo schermo, lancia coriandoli e si traveste, fatica a comprendere appieno la portata di questo fenomeno culturale. Nato nel 1973 dal genio di Richard O’Brien, l'opera originale, The Rocky Horror Show, un delirio di rock '50, glam anni '70, horror e sogni hollywoodiani, ha conquistato Londra per ben sette anni. Il film del 1975, inizialmente un fiasco al botteghino, è stato risorto grazie alle proiezioni a mezzanotte al Waverly Theater di Manhattan, dando vita a un culto che continua a prosperare.

La trama, apparentemente semplice, segue le disavventure di Brad e Janet, una coppia di giovani innamorati la cui auto si guasta durante un temporale. Inevitabilmente, finiscono nel castello del Dr. Frank-N-Furter, uno scienziato alieno pansexual che sta per creare Rocky Horror, un uomo perfetto muscoloso, scatenando il caos e mettendo a dura prova la morale della società.

Luke evans nei panni di frank-n-furter: un ritorno atteso

Luke evans nei panni di frank-n-furter: un ritorno atteso

Il ruolo di Frank-N-Furter è una sfida ardua, una vera e propria “impresa shakespeariana”, come l'ha definita Pinkleton. E per questo ruolo, Luke Evans, l'attore gallese noto per Lo Hobbit e La Bella e la Bestia, sembra essere la scelta ideale. Evans, che ha già interpretato il personaggio in passato durante gli studi, rivela: “È incredibile come sia tornata la vita dopo quasi 30 anni”. La sua interpretazione promette di essere seducente, minacciosa e, soprattutto, memorabile.

Ma c'è un dettaglio che rende questa produzione particolarmente speciale: la scelta del cast. Accanto a Evans, troviamo Juliette Lewis, Rachel Dratch, Harvey Guillén e Michaela Jaé Rodriguez, un gruppo eterogeneo di talenti che incarnano lo spirito ribelle e inclusivo dello spettacolo. Pinkleton, con un sorriso malizioso, li definisce “alcuni capital-F freaks provenienti da Bushwick”, una descrizione che tradisce perfettamente l'anima di questo revival.

Oltre il camp: un messaggio di accettazione

Oltre il camp: un messaggio di accettazione

Rocky Horror non è solo un omaggio al kitsch e all'eccentricità. È un inno all'autenticità, un invito a “essere chi si è”, come recita la celebre frase “Don’t Dream It, Be It”. In un'epoca in cui le identità sono fluide e la diversità è sempre più celebrata, questo messaggio risuona con una forza particolare. Pinkleton, consapevole delle possibili critiche legate alla rappresentazione di temi come il consenso e l'identità di genere, sottolinea come l'opera, pur essendo figlia del suo tempo, continui a stimolare riflessioni importanti.

“Non possiamo pretendere che un musical punk degli anni '70 rispecchi le nostre attuali sensibilità morali”, afferma Pinkleton. “Il punto è abbracciare la sua imperfezione, la sua energia caotica, la sua capacità di farci sentire liberi.” E se l'audience lancerà coriandoli e canterà a squarciagola, beh, questo sarà solo il segno che Rocky Horror è tornato a casa.

L'esperienza, come racconta Michaela Jaé Rodriguez, è un “un universo fantastico, magico, pericoloso ed elettrico” che continua a ispirare e a unire persone di ogni genere e orientamento. La nuova produzione, con la sua estetica volutamente lo-fi e il suo spirito DIY, è un omaggio a questo passato glorioso, ma anche una promessa per il futuro: un futuro in cui l'eccentricità è celebrata e l'autenticità è la chiave per aprire le porte della libertà.