letteratura

Devil wears prada: svelato il segreto dietro le icone di hollywood

Dietro la scintillante apparenza del film ‘Devil Wears Prada’ si nasconde una verità sorprendentemente complessa: quanto dell’originale romanzo di Lauren Weisberger è stato realmente reinventato e quanto è frutto dell’ingegno di sceneggiatori e regista?

Il romanzo vs. il film: un’analisi dettagliata

La trasposizione cinematografica ha creato personaggi indimenticabili – Miranda Priestly, Andy Sachs, Emily Charlton, Nigel Kipling – quasi divinità del fashion, ognuno con il suo stile inconfondibile e le sue battute iconiche (“That’s all,” “Can you please spell Gabbana,” “When I feel like I’m about to faint I eat a cube of cheese,” “Gird your loins”). Ma quanto di tutto questo è realmente dovuto al romanzo del 2003 di Lauren Weisberger e quanto all’immaginazione di Aline Brosh McKenna e David Frankel?

Il film, con la sua estetica impeccabile e le interpretazioni magistrali, ha dato vita a una versione di Andy Sachs radicalmente diversa da quella del libro. Mentre nella pellicola la trasformazione della protagonista è visivamente spettacolare, con look audaci e abiti di lusso, nel romanzo l'evoluzione è più graduale, concentrata su un cambio di abbigliamento e di atteggiamento. La scena dell'outfit iniziale, ad esempio, è un esempio lampante di questa differenza: un'elegante gonna a tubino Prada, un turtleneck nero e stivali alti fino alla coscia, consegnati da un misterioso Jeffy, contro il blazer doppiopetto Chanel e gli stivali pelle sopra il ginocchio visti sullo schermo.

Ma le differenze non si limitano all’aspetto. L'atteggiamento di Andy, nel film, è più sfumato e meno incline alla rabbia repressa. Il film, infatti, umanizza Miranda, creando al contempo una versione diversa di Andy, più equilibrata e meno incline al dramma.

Miranda priestly: dai libri al cinema, un’evoluzione inaspettata

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Anche Miranda Priestly subisce una trasformazione significativa. Nel romanzo, la direttrice della Runway è descritta come una donna di origini ebraiche inglesi, figlia di undici fratelli, che ha abbandonato gli studi a sedici anni per intraprendere una carriera nel mondo della moda. Un passato umile, lontano dal glamour che lei incarna. Il film, invece, si concentra su aspetti più superficiali: un’americana, due figli e un passato sentimentale tormentato. Ma Meryl Streep, con la sua interpretazione magistrale, conferisce a Miranda una profondità e una complessità che vanno ben oltre la semplice rappresentazione visiva.

Le figure secondarie: emily, nigel e nate

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Anche Emily Charlton e Nigel Kipling non sfuggono alle modifiche. Emily, in realtà, si rivela una figura più complessa e ambigua, con sogni di Parigi e di una vita lussuosa, mentre Nigel, pur rimanendo un personaggio eccentrico e un po’ buffo, acquista una dimensione drammatica nel film, con una storia d’amore finita in modo tragico. Nate, il fidanzato di Andy, viene infine trasformato in un personaggio più simpatico e meno antagonista. La scelta di Stanley Tucci di dare a Nigel un linguaggio tutto in maiuscolo e frasi esclamative rende il personaggio memorabile, ma anche un po' caricaturale.

Il vincitore: il film di frankel

Nonostante le differenze sostanziali, il film di David Frankel emerge vincitore. L'interpretazione di Meryl Streep, la regia impeccabile e la capacità di catturare l'atmosfera frenetica e spietata del mondo della moda rendono il film un'esperienza cinematografica indimenticabile. Anne Hathaway, nel ruolo di Andy, offre una performance intensa e credibile, interpretando una protagonista più matura e meno impulsiva rispetto al romanzo. La versione cinematografica, pur non essendo fedele al libro, riesce a trasmettere in modo più efficace l'essenza del racconto di Lauren Weisberger.

In definitiva, ‘Devil Wears Prada’ è un esempio di come l'adattamento cinematografico possa trasformare una storia, arricchendola di nuovi significati e di nuove sfaccettature. Un'opera che, tra luci e ombre, continua a incantare il pubblico di tutto il mondo.