letteratura

Ellis si rassegna: 'ho basta tempo per le parole'

Bret Easton Ellis, l’autore che ha fatto tremare la critica con Less Than Zero, si chiude a un’intervista che rivela un’inquietante disaffezione verso il proprio passato letterario. Un’autoproclamata ‘cessazione dell’esposizione’, come dice lui, dopo quarant’anni di interviste.

Un’anima distaccata, un’arte in bilico

La voce di Ellis è fredda, quasi distaccata. Rifiuta l’intervista, non con arroganza, ma con una pacata rassegnazione. Si definisce “finito” dopo quattro decenni di ‘mostra’, un’immagine potente che evoca un’esistenza consumata dalla fama e da una continua auto-esposizione. Ma, paradossalmente, proprio in questo rifiuto si cela la sua irresistibile attrazione per la scrittura.

‘Posso parlare al telefono di Less Than Zero, posso infrangere le mie regole una o due volte all’anno,’ ammette, con un’ironia tagliente. Un’apertura inaspettata, che suggerisce un desiderio di riappropriarsi della propria storia, di domare il fantasma del suo primo successo.

Dalle lettere di hemingway a didion: l

Dalle lettere di hemingway a didion: l'ombra del passato

Il romanzo, nato in un Los Angeles decadente e spietato, è il risultato di un’infanzia segnata da figure letterarie titaniche: Hemingway, Didion, Chandler. Ellis racconta di aver ‘rubato’ passaggi, di aver assimilatosi le loro tecniche, creando un’opera che riflette la sua visione disincantata del mondo. ‘Less Than Zero’ non è un’autobiografia, ma una costruzione, un’architettura mentale plasmata da influenze esterne e da un’osservazione acuta dei suoi pari.

La storia di Clay, l’adolescente dissoluto alla ricerca di un significato in un’esistenza vuota, è una parabola sulla perdita dell’innocenza, sulla superficialità dei rapporti sociali e sulla spietata logica del denaro. Un ritratto disturbante, che ha lasciato un segno indelebile nella letteratura contemporanea, e che continua a inquietare i lettori di oggi.

La paura di rileggere

La paura di rileggere

‘Rileggere è troppo doloroso,’ confessa Ellis. ‘Voglio cambiare tutto. C’è un punto in cui il libro è finito: siamo arrivati alla fine della strada. Dobbiamo andare avanti.’ La riflessione è amara, rivela una profonda autocritica e un’avversione per il giudizio del passato. La paura di confrontarsi con la propria giovinezza, con le ambizioni non realizzate, con le scelte sbagliate, lo spinge a evitare di rileggere i suoi primi lavori.

Un’ultima eccezione: Less Than Zero, riletto nel 2008, durante la scrittura di Imperial Bedrooms. Un’occasione per confrontarsi con la ‘persona più giovane’ che era stato, un’esperienza che lo ha lasciato profondamente scosso. La cifra di 1980 è un punto di riferimento ineludibile, un’epoca che Ellis non vuole dimenticare, ma nemmeno rivivere.

Un finale inaspettato

E, infine, un’ultima, sorprendente nota: l’autore ammette di amare il film di Less Than Zero, definendolo ‘una cosa bellissima’. Un segno di accettazione, di consapevolezza che la propria opera, pur con i suoi difetti, ha trovato una nuova vita, un’interpretazione alternativa che ha superato le sue aspettative. Un’affermazione che chiude il cerchio, rivelando un’anima complessa e contraddittoria, capace di distacco e di affetto, di critica e di nostalgia. La parola ‘Less Than Zero’ rimane sospesa nell’aria, come un’eco lontana di un passato che continua a perseguitare l’autore.