letteratura

Hastie svela: new york, un mosaico di città in scena

Robert Hastie, regista teatrale britannico, non vede New York come una sola città. La definisce un complesso intreccio di realtà sovrapposte, una verità che si riflette anche nel mondo del teatro.

Un hamlet reinventato: abeysekera, la scintilla di un'interpretazione nuova

Rientrato da poco dall’America, Hastie sta per portare a Brooklyn Academy of Music la sua nuova messa in scena di Amleto, un’opera che, già vista innumerevoli volte, si presenta con un’energia inaspettata grazie all’interpretazione di Hiran Abeysekera. L'attore dello Sri Lanka, già volto noto per il ruolo di Pi Patel in Vita di Pi, infonde nel principe danese un’immediatezza sorprendente, un’intensità emotiva che cattura lo sguardo del pubblico.

La produzione, in veste moderna, è curata dallo scenografo Ben Stones, con un'estetica che sposa minimalismo e un tocco provocatorio: un orecchino scintillante, un bicchiere di Dom Pérignon svuotato a più non trovata – dettagli che rompono con le convenzioni e invitano a una riflessione sul personaggio.

Oltre la performance: l’anima di un’interpretazione

Oltre la performance: l’anima di un’interpretazione

Ma ciò che distingue questa Amleto non è solo un’estetica audace, bensì la capacità di Abeysekera di stabilire un legame diretto con il pubblico. Come afferma Hastie, il suo Amleto “non assomiglia a nessun Amleto che abbiamo visto prima”, un’affermazione che racchiude l’originalità del progetto. L'attore, noto per la sua introversione fuori dal palcoscenico, rivela un’apertura inaspettata, desideroso di intercettare la reazione del pubblico, di trasformare la performance in un dialogo continuo.

“Questo è un dramma che dipende interamente dal pubblico,” spiega Abeysekera. “Voglio vedere cosa New York ha da offrirmi.” Un’ambizione che si traduce in una profonda sensibilità, un’attenzione ai dettagli che traspare dalla sua ricerca del ruolo.

Un’ombra di dubbio, una fiducia inesauribile

Un’ombra di dubbio, una fiducia inesauribile

Nonostante l’entusiasmo, Abeysekera ammette un leggero timore reverenziale di fronte alla portata dell’opera e alla sua storia. “Ho sottovalutato la grandezza di Amleto,” confessa. “Ma sono grato a Indhu Rubasingham e Rob Hastie per la loro fiducia, che mi spinge a superare i miei limiti.” La sua esperienza con The Jungle Book, in preparazione al National Theatre, sembra confermarlo, alimentando la sua determinazione.

La produzione di Amleto a Brooklyn rappresenta quindi un’occasione unica per Hastie di esplorare le contraddizioni e le sfumature di una città che, come lui stesso dice, è “molte città che si sovrappongono”. Un’esperienza che, senza dubbio, lascerà un segno profondo nel panorama teatrale americano e, forse, anche nel cuore di un attore in continua evoluzione.