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Alta moda: la natura invasa le catwalk – ebbene sì, è successo!

La primavera/estate 2026 ha visto una deriva radicale nella Moda: la natura non è più un'ispirazione, ma un invasione totale. Dalle rosette appese al petto, come in Martin Margiela, alle foreste di funghi di Chanel, i designer hanno abbracciato il ‘verde’ con una ferocia inaspettata.

Un’esplosione di materiali organici

Un’esplosione di materiali organici

Siamo lontani dalle delicate composizioni di Comme des Garçons del ‘96, con i suoi desk da scuola ricoperti di grafite. Le sfilate autunno/inverno 2026 sono state dominata da un’estetica più cruda e spoglia. Miu Miu ha giocato con l’utilitarismo, fondendo la muschio con abiti e giacche che sembravano in procinto di disintegrarsi, creando un’atmosfera volutamente decadente. Nicolas Ghesquière, al Louis Vuitton, ha costruito un set monumentale, una rappresentazione architettonica di culture diverse, con un’impiego magistrale del verde, curato dallo scenografo Jeremy Hindle di Severance.

Ma il vero colpo di scena è stato Daniel de Valle, semifinalista al LVMH Prize, che ha trasformato il suo lavoro da fiorista londinese in arte. Vasi divenuti sculture indossabili, cascate di composizioni floreali, dal frilly al rustico, che spuntavano persino dalle scarpe. Un’esplosione di colore e texture che ha ricordato la capacità della flora di infrangere ogni convenzione.

Un’eco di queste tendenze si è avvertitaanche in Balenciaga, con la sua invasione fuchsia autunno 2008, e in Dior, dove i fiori, apparentemente effimeri, hanno sfiorato il finale della sfilata, evocando la fragilità della bellezza.

È una tendenza che, a detta di molti, rivela un’inquietudine profonda: una volontà di riconnettersi con la terra, di ribellarsi all’artificialità del mondo contemporaneo. Un'invasione del verde che, paradossalmente, ci ricorda la nostra mortalità.