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Buyer ai: la rivoluzione silenziosa che sta rimodellando la moda

Il settore del fashion, da sempre guidato dall'intuizione dei buyer, sta vivendo una trasformazione radicale. L'intelligenza artificiale non è più un semplice strumento di previsione, ma un vero e proprio partner strategico che sta riscrivendo le regole del gioco.

Dati in tempo reale: il nuovo occhio dei buyer

I buyer, tradizionalmente aguzzini del gusto e dei trend, ora si avvalgono di algoritmi in grado di analizzare un volume di dati impensabile fino a poco tempo fa: comportamento di ricerca, pattern di click, preferenze regionali e performance dei prodotti a livello globale. L'AI sta quindi superando la mera previsione di vendita, trasformando il processo decisionale in qualcosa di basato su evidenze concrete.

Come afferma Rich Shepherd, VP di prodotto di Lyst, “L'AI non è semplicemente un'estensione della loro portata, ma un amplificatore della loro capacità di comprendere le dinamiche del mercato.”

Coach, tapestry e il ‘data fabric’ che cambia le regole

Coach, tapestry e il ‘data fabric’ che cambia le regole

Esempi concreti si vedono in aziende come Tapestry, madre di marchi iconici come Coach, Kate Spade e Stuart Weitzman. L'azienda ha investito in un ‘data fabric’, un repository centralizzato di dati che permette di modellare le informazioni su clienti, luoghi e catene di approvvigionamento con una velocità e una flessibilità senza precedenti. Questo approccio consente di ottimizzare l'ordine, la quantità di stock e la distribuzione in tempo reale.

“La digitalizzazione di questo processo e la scalabilità richiedono la capacità di condividere i dati in modo semplice e intuitivo,” spiega Fabio Luzzi, Chief Data and Analytics Officer di Tapestry. “Il nostro ‘data fabric’ rende tutto questo possibile, aprendo la strada a un utilizzo dell'AI in ogni fase del valore aggiunto.”

Oltre l

Oltre l'istinto: la sfida dell'interpretazione

Ma l'AI non sostituisce l'intuizione del buyer, bensì la potenzia. Come sottolinea Julie Gilhart, ex buying manager di Barneys New York, “La vera magia risiede nell'istinto umano, nell'abilità di cogliere le sfumature che i dati da soli non possono rivelare.”

I team di Coach, ad esempio, utilizzano dataset condivisi per confrontare i pattern di acquisto regionali in tempo reale, aggiustando quantità e allocazioni prima che i prodotti raggiungano i negozi. Un singolo dashboard permette di individuare, ad esempio, un particolare modello di scarpa che spacca nel sud-ovest americano, ma che fatica a decollare nel nord-est. Un'informazione che, prima, arrivava con settimane di ritardo tramite i report di vendita.

Trend, personalizzazione e il futuro del retail

La sfida per i brand, come evidenzia Luis Carvalho, CTO di Farfetch, è quella di bilanciare i dati con la creatività. “Crediamo nel potenziare i nostri clienti con uno stile unico, non nel dettare le loro scelte,” afferma Carvalho. L'AI permette di raffinare la visualizzazione dei prodotti in base ai segnali di stile, piuttosto che alla semplice popolarità.

Lyst, aggregatore di marketplace di Moda, è passata da un semplice ranking dei cataloghi a raccomandazioni di stile, abbinando i prodotti ai singoli acquirenti in base ai loro gusti, sensibilità al prezzo e occasione. Un esempio eclatante è il recente ritorno di tendenza dello scialle con il logo McQueen, innescato da apparizioni di celebrità e da un’esibizione di Charli XCX a Glastonbury.

Un nuovo ruolo per i merchandiser: strategia, non solo dati

Miyon Im, VP of product design e editorial di Lyst, spiega che “prima la merceolistica si limitava a presentare i primi sei prodotti in un feed. Ora, grazie all'AI, possiamo ottenere una visione più sofisticata, creando outfit completi o suggerimenti basati su eventi specifici.” In sostanza, l'AI libera i team di merchandising da compiti ripetitivi, permettendo loro di concentrarsi su strategie più complesse e creative.

Coach, infatti, automatizza la gestione delle scorte di base, segnalando punti di riordino e modificando le quantità in base alle esigenze regionali, senza intervento manuale. Un risparmio di tempo significativo che consente ai team di concentrarsi sui trend emergenti e sulle categorie dove l'intuizione umana è più preziosa.

La conclusione? L'AI non è una minaccia, ma un'opportunità: un'occasione per trasformare i buyer da semplici osservatori in veri e propri strateghi, capaci di interpretare i dati e di tradurli in strategie di successo.