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Haulmania: quando lo shopping compulsivo diventa spettacolo (e problema)

Un pacco, un’inquadratura, un’esplosione di gioia (o delusione). L’unboxing, quel ritual online che ha conquistato TikTok e Instagram, è in continua evoluzione. Ma cosa si nasconde dietro questo fenomeno, e quali sono le nuove tendenze che stanno ridefinendo il mondo del fashion influencer?

La metamorfosi del haul: dai pacchi ai consigli personalizzati

Ricordo ancora l'epoca in cui un haul era semplicemente l'apertura di una scatola piena di acquisti. Un format semplice, efficace, ma destinato a evolversi. Oggi, l'audience non si accontenta più di vedere pacchi disimballati. Vuole consigli mirati, recensioni oneste e, soprattutto, un coinvolgimento attivo nel processo decisionale. Ecco perché stanno spopolando i video “try-on”, dove gli influencer si provano i capi in diretta, e i format “keep or return”, dove chiedono al pubblico se tenere o restituire un determinato articolo.

La spinta è chiara: trasformare l'esperienza passiva dello spettatore in un'interazione dinamica. Un po' come un consiglio di un'amica, ma amplificato dalla potenza di un algoritmo.

Il lato oscuro del “keep or return”: tra etica e frodi

Il lato oscuro del “keep or return”: tra etica e frodi

Ma questa nuova tendenza non è priva di ombre. Il “keep or return”, in particolare, ha fatto emergere un problema preoccupante: l'aumento dei resi. Secondo la National Retail Federation, due terzi dei consumatori Gen Z ammettono di mentire quando si tratta di resi. Comportamenti sconsiderati, come l'acquisto di taglie e colori errati con l'intenzione di restituirli, o addirittura fenomeni di “staging”, dove gli articoli vengono esibiti sui social media solo per poi essere restituiti, stanno erodendo i profitti delle aziende e alimentando un circolo vizioso di overconsumption.

Le cifre parlano chiaro: nel 2025, si stima che il 15,8% degli acquisti (circa 849,9 miliardi di dollari) verranno restituiti, con il 9% di questi resi classificati come fraudolenti. Un dato allarmante che solleva interrogativi sull'etica di questo genere di contenuti e sul loro impatto sull'ambiente.

La risposta dei brand: politiche ferree e collaborazioni strategiche

La risposta dei brand: politiche ferree e collaborazioni strategiche

Fortunatamente, i brand non sono rimasti inerti. Net-a-Porter e TheRealReal, ad esempio, hanno implementato politiche di reso più severe, con l'obiettivo di scoraggiare comportamenti scorretti. TheRealReal, in particolare, ha definito criteri precisi per identificare i clienti “serial returners”, come il superamento di 30 resi o l'acquisto di articoli per un valore superiore ai 10.000 dollari, con la possibilità di sospendere l'account in caso di abusi.

Ma c'è anche un’altra strategia, quella della collaborazione. Addison Rae, ad esempio, ha recentemente collaborato con Lucky Brand Jeans, ricevendo in omaggio diversi capi da mostrare sui social media. Un approccio che, paradossalmente, può rivelarsi vantaggioso anche per i brand, poiché permette di raccogliere feedback in tempo reale e di migliorare i propri prodotti. Cait Marron, Senior Vice President of creative strategy di Billion Dollar Boy, sottolinea come i brand stiano imparando a “abbracciare l’onestà” dei creator, anche quando si tratta di commenti negativi. Un'ammissione che dimostra come il passaparola autentico possa essere più efficace di qualsiasi campagna pubblicitaria tradizionale.

Il futuro del haul: tra personalizzazione e autenticità

Il panorama è in continua evoluzione. Le haul più generiche stanno perdendo terreno a favore di video più specifici, come le comparazioni tra diversi marchi o le recensioni dettagliate di singoli prodotti. Zoe Stewart, stylist e fashion creator, racconta come abbia abbandonato i classici haul a favore dei “try-on video”, dove il focus è sull'interazione con il pubblico e sulla ricerca di consigli personalizzati. Un approccio che sta dimostrando di essere più efficace e gratificante, sia per i creator che per gli spettatori. La chiave, come sempre, è l'autenticità. Un influencer che si dimostra trasparente, onesto e attento alle esigenze del proprio pubblico è destinato a costruire un rapporto di fiducia duraturo, che si traduce in engagement e, in definitiva, in successo.

E se la Moda è un gioco, trasformare il processo decisionale in una sfida collettiva potrebbe essere la mossa vincente.