Schiaparelli: l'arte che sorprende, un viaggio nel surrealismo al v&a
Il Victoria & Albert Museum di Londra ospita un'esposizione che non è semplicemente una retrospettiva, ma una rivelazione. Schiaparelli: Fashion Becomes Art è un tuffo nel genio di Elsa Schiaparelli, una figura rivoluzionaria la cui visione anticipò di decenni le tendenze contemporanee, e che oggi, grazie all'interpretazione di Daniel Roseberry, risuona con una forza inaspettata.
L'ingresso: un salotto parigino e l'eco delle riviste
L'esperienza inizia con un'immagine iconica: Schiaparelli, ritratta nel suo salotto di Place Vendôme, con le sue pescate di tendaggi che filtrano la luce su ritagli di giornale. Women’s Wear Daily e altre pubblicazioni dell'epoca testimoniano la sua inarrestabile innovazione, un'onda di creatività che travolse l'establishment della Moda. I primi pezzi, come i maglioni lavorati a mano da donne armene con trompe-l'oeil di sciarpe, svelano una maestria artigianale e un'audacia concettuale che ancora oggi lasciano senza fiato.

Ruth ford: l'eleganza surrealista e le muse di dalí
Il cuore pulsante dell'esposizione è rappresentato dall'abito creato per Ruth Ford, sorella dello scrittore surrealista Charles Henri Ford. Un capolavoro di jersey nero, con inserti ossei che sembrano spuntare dall'interno, un'idea nata dalla mente di Salvador Dalí. La giustapposizione tra la forma rigorosa del tessuto e la drammaticità delle ossa crea un effetto straniante, un'immagine che evoca allo stesso tempo fragilità e forza.
Non meno affascinante è la storia di Edward James, collezionista surrealista e mecenate di Ruth Ford, che commissionò per lei una serie di abiti frutto della collaborazione tra Schiaparelli e Dalí, tra cui l’iconico “Tears” dress, un’esplosione di colori e texture che evoca una malinconia struggente. E poi, il celebre “Lobster” dress, indossato da Wallis Simpson, destinata a diventare la Duchessa di Windsor, immortalata da Cecil Beaton in un'immagine che cattura la sua aura di fredda eleganza.

Un'arca di tesori: cappelli, gioielli e l'ombra di dior
L'esposizione si snoda attraverso un'arca di tesori: cappelli dalle forme audaci, gioielli stravaganti, profumi evocativi. Un'attenzione particolare è dedicata agli abiti realizzati con tessuti ricamati da Lesage, una vera e propria arte che conferisce ai capi un'aura di lusso e raffinatezza. Si può notare, con un certo interesse storico, come la linea delle spalle di Schiaparelli, più marcata e strutturata, contrastasse con le morbide spalle proposte da Christian Dior nella stessa stagione, segnando un punto di rottura con il passato.
Picasso e l'eredità di schiaparelli: un riconoscimento postumo
Un'opera di Pablo Picasso, il ritratto di Nusch Éluard, dona un momento di pura estasi. Un’immagine che, troppo spesso ignorata in altre sedi museali, qui trova finalmente la giusta collocazione, testimoniando il legame profondo tra la stilista e il mondo dell'arte. Schiaparelli, una figura che ha sempre convissuto con l'ombra di Chanel, ottiene finalmente il riconoscimento che merita.
Un finale emozionante: colori, rose e un tocco ecclesiastico
Il gran finale è un tripudio di colori e forme: un cappotto in lana nera tempestato di rose in filo d'oro e porcellana, un abito in crepe marrone asimmetrico con una fascia verde smeraldo, un cappotto in tessuto d'armatura dorata con maniche a sbuffo e un ampio colletto. Un'esplosione di creatività che lascia il visitatore senza fiato, con la sensazione di aver assistito a qualcosa di unico e irripetibile. Come disse Schiaparelli all'apertura del suo salone londinese, “Non sono venuta a fare la cameriera delle signore inglesi, ma a conquistarle!”. E, a giudicare dalla potenza di questa mostra, ce l'ha fatta.