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Wintour’s angeli svelano: il lato oscuro del prada glamour

Finalmente, la verità dietro le quinte del mondo Vogue: tre ex assistenti di Anna Wintour, Saché Taylor, Sammi Tapper e Marley Marius – soprannominate ‘Anna’s Angels’ – hanno smontato il mito del successo e del glamour, rivelando un’esistenza frenetica e, a volte, incomprensibile.

Dietro la copertina: la realtà del lavoro a vogue

L'episodio della Run-Through svela un ritratto sorprendentemente crudo della vita di un assistente a New York. Dalla gestione dell’infame ‘libro’ – un documento apparentemente inesauribile di richieste e preferenze – alla costante corsa tra gli uffici, un turbine di impegni che lascia poco spazio al respiro. Ma la vera rivelazione, e forse la più amara, è la difficoltà di decifrare la calligrafia di Anna Wintour, una sfida che persino la stessa Wintour, a quanto pare, fatica a superare.

Sammi Tapper, con un'ammissione quasi imbarazzante, racconta come l’interpretazione delle istruzioni della sua direttrice fosse un’arte a sé stante. Marley Marius, che afferma di essersi “specializzata” nella decodifica, confessa che anche lei ha avuto momenti di confusione. È un piccolo, ma significativo, tassello nel mosaico di un ambiente notoriamente imprevedibile e, a detta di molti, piuttosto stressante.

Vestiti firmati? un’illusione

Vestiti firmati? un’illusione

E che dire dell’idea di poter indossare abiti firmati dalla collezione Vogue? La risposta, secondo le ‘Angels’, è un sonoro ‘no’. L’accesso al guardaroba è limitato e, spesso, riservato a occasioni speciali. La promessa di un outfit da passerella rimane, in gran parte, un’illusione.

Chloe, intervistata da Chioma, condivide la sua esperienza durante un colloquio con Anna Wintour, sottolineando l’importanza di evitare l’errore fatale di presentarsi in nero. Un consiglio che arriva da chi ha vissuto in prima persona le regole non scritte di quel mondo elitario.

Ma il racconto più divertente riguarda la pressione costante, l’ansia di soddisfare ogni capriccio e la sensazione di essere sempre al servizio di un’entità apparentemente incomprensibile. Un mondo dove l’apparenza conta più della sostanza, e dove la pazienza è una virtù rara.