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Kneecap: rap irlandés, palestina e un album che fa resistenza

Da un pub affollato di Belfast, il trio Kneecap irrompe nella scena musicale con un nuovo album, Fenian, che è molto più di una semplice raccolta di brani: è una dichiarazione politica, un atto di ribellione e un grido di sostegno ai popoli oppressi. Tra una pinta di birra e una lezione di storia irlandese, Móglaí Bap, Mo Chara e DJ Próvaí ci raccontano la loro esperienza, tra controversie, visti negati e un impegno incrollabile verso le proprie convinzioni.

Il prezzo della libertà: coachella, tournée cancellate e accuse di violenza

Il successo di Kneecap, un rap che fonde la lingua irlandese con ritmi travolgenti, ha avuto un brusco stallo dopo l'esibizione al Coachella 2025. Il gruppo, schierandosi apertamente a favore della Palestina, ha perso i propri agenti negli Stati Uniti e i visti di sponsorizzazione, costringendoli a cancellare una tournée nordamericana tanto attesa. L'accusa, lanciata dal segretario parlamentare canadese Vince Gasparro, di “amplificare la violenza politica” attraverso la loro Musica, è suonata come una chiara intimidazione. Ma Kneecap non si è lasciato intimidire.

Fenian: un nome, un simbolo, un’eredità

Fenian: un nome, un simbolo, un’eredità

Fenian, il titolo del nuovo album, non è stato scelto a caso. “Un Fenian è qualcuno che si alza, che resiste e che non rinuncia a ciò in cui crede”, spiega Móglaí Bap, sottolineando come il termine, storicamente utilizzato come insulto per screditare i combattenti per l'indipendenza irlandese, sia stato ora rivendicato come un badge d'onore. L'album, frutto di una collaborazione con i produttori di Black Midi e Wet Leg, Dan Carey, offre un suono sofisticato ma altrettanto aggressivo, come si sente chiaramente nel singolo “Smugglers & Scholars”, un brano che ribolle di rabbia e sarcasmo contro le ingerenze britanniche negli affari interni dell'Irlanda del Nord. “Siamo orgogliosi, e se siete interessati a un artista, volete vederlo spingersi al limite”, dichiara Móglaí Bap, con una sicurezza che non ammette repliche.

Il sostegno a palestina e la polemica sulla bandiera

Il sostegno a palestina e la polemica sulla bandiera

L'impegno politico di Kneecap non si ferma alla questione irlandese. La loro solidarietà verso il popolo palestinese è un tema centrale, un'estensione naturale della loro lotta per l'autodeterminazione. “La Palestina è, in un certo senso, l'era attuale del colonialismo che abbiamo davanti ai nostri occhi”, afferma Mo Chara, sottolineando le analogie tra le sofferenze del popolo irlandese e quelle dei palestinesi. La controversia scoppiata quando Mo Chara è stato ripreso mentre reggeva una bandiera con l'emblema di Hezbollah, rapidamente smentita come un gesto involontario e privo di supporto all'organizzazione, ha sollevato un putiferio, arrivando all'attenzione del primo ministro britannico Keir Starmer. Il gruppo ha risposto con fermezza, rivolgendo le critiche verso il vero conflitto.

Turning point usa in irlanda: “nessuna sorpresa”

L'annuncio del tour di Turning Point USA nelle università irlandesi non ha sorpreso il gruppo. “Il nazionalismo cristiano e il conservatorismo sono sempre stati intrecciati con l’Irlanda del Nord”, commenta Móglaí Bap, aggiungendo che il tentativo di sfruttare il trauma storico dell'Irlanda del Nord è prevedibile. Il rischio di strumentalizzazione è palpabile, ma Kneecap si mostra fiducioso nella capacità dei giovani irlandesi di resistere a tali manipolazioni.

Il film Kneecap, vincitore del NEXT Audience Award al Sundance Film Festival, ha contribuito a far conoscere il gruppo a un pubblico internazionale, aprendo le porte a nuove opportunità. Ma al di là del successo commerciale, Kneecap resta fedele alla propria missione: raccontare storie, preservare la lingua irlandese e dare voce agli oppressi. “Abbiamo quasi 900 anni di colonialismo alle spalle. Non c'è da stupirsi se sosteniamo i popoli oppressi in tutto il mondo”, conclude Mo Chara, con un’affermazione che racchiude l’essenza del loro impegno.