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Corte suprema: la destra mette in discussione il diritto di voto

La Corte Suprema degli Stati Uniti, con una mossa che ha scosso il panorama elettorale, sembra pronta a ribaltare una legge del Mississippi che permetteva di conteggiare le schede postali con un margine temporale. Un regalo di Pasqua (anticipata) per la maggioranza conservatrice, che ora si appresta a riscrivere le regole del gioco.

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L'assalto al diritto di voto: un precedente pericoloso

Il caso, Watson v. Republican National Committee, verte sulla legalità di una legge del 2020, introdotta in risposta alla pandemia di COVID-19, che consentiva il conteggio delle schede per posta ricevute entro cinque giorni di lavoro dalla data di spedizione. Un'agevolazione che, a quanto pare, non si può più concedere. Durante l'udienza, la maggioranza dei giudici, tra cui Sam Alito, ha mostrato una chiara propensione a dichiarare incostituzionale la legge, sostenendo che viola le leggi federali che stabiliscono la data delle elezioni. Un verdetto che potrebbe avere ripercussioni enormi su oltre una dozzina di stati con leggi simili, e quindi sulle prossime elezioni di novembre.

Ma la parte più sconcertante del dibattito risiede nella totale assenza di prove concrete di frodi elettorali legate a questa particolare legge. I giudici conservatori, invece di basarsi sui fatti, hanno preferito speculare su scenari ipotetici, degni di un thriller politico. Neil Gorsuch, ad esempio, ha evocato l'immagine di un candidato coinvolto in uno scandalo sessuale il giorno dopo le elezioni, che invita gli elettori a ritirare le loro schede postali. Un'immagine tanto ridicola quanto rivelatrice della logica che sottende questa decisione.

L'ostinazione nel voler negare il diritto di voto, mascherata da preoccupazioni per l'integrità delle elezioni, è una tattica sempre più diffusa. La giudice Alito ha sollevato dubbi sull'interpretazione del termine