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Ecuador: bombardearon una fattoria, non un campo di narcotrafficanti

Una confusa operazione militare congiunta tra Stati Uniti ed Ecuador ha provocato la distruzione di una fattoria lattiero-casearia nel nord del paese, sollevando interrogativi inquietanti sulle reali intenzioni e sull'accuratezza delle informazioni fornite. Mentre Washington e Quito si pavoneggiavano di aver colpito un centro di addestramento per trafficanti di droga, la realtà, come riporta un'indagine del New York Times, è ben diversa: bossi e mucche al posto di armi e spacciatori.

Un attacco mirato o un errore di valutazione?

Un attacco mirato o un errore di valutazione?

La vicenda, emersa in concomitanza con un summit tra il Presidente Trump e leader latinoamericani, ha visto l'esercito ecuadoriano, con il sostegno di forze speciali statunitensi, bombardare una proprietà di 350 acri coltivata a latte e carne. Miguel, il proprietario, un carpentiere di 32 anni, ha mostrato ai giornalisti del New York Times i documenti di proprietà e le foto della sua fattoria, prima e dopo la devastazione. “Non era un campo di addestramento”, ha dichiarato, “sono solo sbalordito da quello che è successo”.

Ma la vicenda non si esaurisce con la distruzione della fattoria. Secondo testimonianze di lavoratori, nei giorni precedenti al raid, soldati ecuadoriani avrebbero fatto irruzione nella proprietà, incendiando rifugi e stalle dopo aver interrogato e maltrattato i dipendenti. Tre di loro, parlando sotto anonimato per paura di ritorsioni, hanno raccontato di essere stati immobilizzati, soffocati e sottoposti a scosse elettriche. Un quadro inquietante che getta una lunga ombra sulle operazioni congiunte.

Le autorità ecuadoriane, che si sono avvalse di “intelligence e supporto” statunitensi, affermano che la fattoria ospitava circa 50 trafficanti ed era un punto di appoggio per i Comandos de la Frontera, un gruppo armato colombiano coinvolto nel traffico di cocaina. Kingsley Wilson, portavoce del Pentagono, ha declinato di fornire dettagli operativi, invocando ragioni di sicurezza. Ma la domanda sorge spontanea: quanto è affidabile l’intelligence su cui si è basata l’operazione?

Un dettaglio non trascurabile: la Wilson, figlia del noto sostenitore di Trump Steve Cortes, ha un passato sui social media che solleva non poche perplessità. Un’ombra che si allunga sulla credibilità dell’operazione e sulle sue motivazioni.

La cifra è spiazzante: Miguel aveva acquistato la fattoria sei anni fa per soli 9.000 dollari, un investimento che ora è ridotto in cenere. Il sogno di una vita, distrutto da un attacco che, a quanto pare, non aveva alcun fondamento.

La vicenda ecuadoriana è un campanello d'allarme. Dimostra come, in nome della lotta al narcotraffico, si possano commettere errori gravissimi, con conseguenze devastanti per la popolazione civile. E solleva interrogativi inquietanti sulla trasparenza e l'affidabilità delle operazioni militari congiunte, soprattutto quando queste si basano su informazioni poco accurate o, peggio ancora, manipolate.