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Leo finanzia l'attacco al diritto di agire: petrolio e politica oscura

Leonard Leo, l'architetto della svoltaconservatrice alla Corte Suprema, è finito nel mirino per un motivo diverso: un fiume di denaro oscuro destinato a blindare le compagnie petrolifere da cause legali legate ai danni del clima. Un'indagine di ProPublica svela una rete complessa di finanziamenti e lobbying che mira a minare la capacità dei cittadini di chiedere conto alle aziende responsabili del cambiamento climatico.

Legislazioni su misura per gli oligarchi dell'energia

Quindici leggi, alcune già approvate, altre in discussione in undici stati americani, stanno rapidamente erodendo il diritto di intentare azioni legali contro le compagnie petrolifere. Non si tratta di coincidenze: dietro a queste iniziative si cela un'operazione orchestrata da un gruppo di organizzazioni collegate a Leo, che fornisce sia personale che ingenti finanziamenti. Il meccanismo è ben oliato: le leggi vengono redatte, diffuse e spinte in Parlamento grazie a un influente studio di lobbying.

La spinta è chiara: rispondere alle accuse di danni ambientali e ai costi crescenti che le compagnie devono affrontare a causa di eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, direttamente collegati all'utilizzo di combustibili fossili. Un tentativo disperato di evitare di pagare per un disastro che, di fatto, hanno contribuito a creare.

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L'american legislative exchange council: il mercato delle leggi su misura

L'operazione si avvale pesantemente dell'American Legislative Exchange Council (ALEC), un'organizzazione che riunisce legislatori, leader aziendali e attivisti conservatori per redigere e promuovere modelli legislativi. ALEC, da tempo criticata per il suo ruolo di “negozi legislativo” al servizio degli interessi delle grandi aziende, è ora un veicolo privilegiato per diffondere le leggi a favore del petrolio.

Leo ha immesso ben 1,6 miliardi di dollari attraverso una serie di organizzazioni che mascherano l'origine dei finanziamenti, rendendo difficile tracciare i flussi di denaro. Una parte significativa di questi fondi transita attraverso The 85 Fund, un'organizzazione fondata dallo stesso Leo, che a sua volta finanzia altre entità, molte delle quali focalizzate ora su questioni ambientali.

Un ecosistema di interessi conflittuali

Un ecosistema di interessi conflittuali

Il quadro si fa ancora più complesso se si analizzano i legami tra le diverse organizzazioni coinvolte. CRC Advisors, la società di consulenza Politica e aziendale di Leo, è al centro della rete, con legami diretti con ALEC e Consumers’ Research, un’altra organizzazione finanziata in gran parte da Donors Trust, un’altra entità che opera nell’ombra. I confini tra Politica, lobbying e filantropia sono sfumati, creando un ecosistema di interessi conflittuali.

A Boulder, Colorado, città che sta affrontando siccità, incendi e precipitazioni estreme aggravate dal cambiamento climatico, una causa intentata contro Exxon Mobil e Suncor Energy è ora a rischio a causa delle nuove leggi. L'ironia è amara: mentre la città lotta per far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico, i suoi cittadini rischiano di perdere il diritto di chiedere conto alle aziende responsabili.

Leonard Leo, in una dichiarazione a ProPublica, ha liquidato le accuse come parte di un tentativo di “catturare le istituzioni” da parte della sinistra. Ma la realtà è che si tratta di un'aggressiva difesa degli interessi di un’industria che ha dimostrato di anteporre il profitto alla salute del pianeta e al benessere delle comunità.

La cifra è allarmante: 1,6 miliardi di dollari per blindare le compagnie petrolifere. Un investimento che, se paragonato ai costi di mitigazione dei danni causati dal cambiamento climatico, appare come una scommessa a perdere per l'intera umanità.