Voto: la guerra del diritto di votare si riaccende con un nuovo attacco
Un’ondata di contenzioni legale minaccia di oscurare i progressi fatti in materia di diritto di voto negli Stati Uniti. La Corte Suprema, sempre più dominata da un’agenda conservatrice, sembra pronta a scardinare anni di conquiste.
Illinois, il punto di partenza di una battaglia senza esclusione di colpi
La vicenda, che sembra un déjà-vu, ruota attorno all’Illinois e alla sua legge sul ‘Giorno della Libertà’ del 2011, implementata durante l’amministrazione di John Roberts. Un tentativo, allora, di correggere delle disparità elettorali, ma che oggi si trasforma in un terreno fertile per le sfide legali.
Come sottolinea Kate Riga di Talking Points Memo, “il Giorno della Libertà arriva a ogni porta”. E la Public Interest Legal Foundation, un’organizzazione notoriamente dedita a contestare le liste elettorali, ha già messo in campo le sue risorse, impugnando la legge dello stato.

La corte e la ‘macchina da guerra’ roberts
Le previsioni degli esperti, intervistati da TPM, erano amare: un intervento della Corte Suprema, soprattutto se basato su precedenti come ‘Callais’, avrebbe inevitabilmente portato a questo scenario. La legge dell’Illinois, con i suoi ‘crossover districts’, ‘coalition districts’ e ‘influence districts’, – dispositivi progettati per garantire una rappresentanza equa alle minoranze – è finita sotto accusa, definita “un coltello da macello” da un insider, un riferimento, a quanto pare, al giudice Roberts stesso, da sempre avverso a qualsiasi forma di intervento statale nel diritto di voto.
Roberts, apparentemente ossessionato da questa questione, sembra voler ‘uccidere’ il Voting Rights Act, non per salvarlo, ma per demolirlo sistematicamente. E la strategia è chiara: un’ondata di azioni legali contro le leggi di voto degli altri stati, otto in totale, tra cui Michigan, New Jersey, Texas, Louisiana, Mississippi, Alabama, Georgia e Florida. Un’operazione, come ammette Riga, che rischia di annullare anni di lavoro per proteggere il diritto di voto delle minoranze.

Lo stato non è una questione di ‘diritti’
La retorica dei ‘diritti statali’ è, a suo dire, un residuo del Sessantotto, una battaglia persa. Roberts, con il suo sguardo cinico e pragmatico, sembra guardare oltre le ideologie, concentrandosi esclusivamente sul risultato. E il risultato, a quanto pare, è quello di un drastico ridimensionamento delle garanzie per il diritto di voto.
“God, I’m going to get tired covering the Day of Jubilee,” sussurra la fonte. Un’amara constatazione di un giornalista stanco, che ha assistito a troppe lotte per il diritto di voto, troppo spesso vane e controproducenti. La partita è lungi dall'essere finita, e le prossime mosse della Corte Suprema saranno decisive per il futuro del voto democratico negli Stati Uniti.”n