politica

Wisconsin, un colpo di scena: i democratici conquistano la corte suprema

Un vento di cambiamento soffia sul Wisconsin, un altro segnale della crescente polarizzazione Politica americana e della capacità del voto di incidere profondamente sulle istituzioni. I democratici sembrano destinati a conquistare la maggioranza nella Corte Suprema dello stato, un risultato che potrebbe avere ripercussioni significative sulle future politiche statali, soprattutto in tema di diritti riproduttivi.

La svolta in wisconsin: un'inversione di tendenza

Per quasi un decennio, il Partito Repubblicano ha faticato a competere efficacemente nelle elezioni chiave del Wisconsin, un tempo roccaforte progressista. Le recenti rilevazioni indicano un vantaggio significativo per Chris Taylor, il candidato democratico, su Maria Lazar, la sua contendente conservatrice. La differenza di finanziamento – Taylor ha raccolto cinque volte più fondi – rafforza ulteriormente questa tendenza. La vittoria democratica segnerebbe una svolta importante, trasformando una Corte Suprema attualmente orientata in modo schiacciante verso i conservatori (4-3) in un organo con una maggioranza democratica (5-2).

Il retaggio del governatore Scott Walker, figura controversa e simbolo di un’era di politiche repubblicane aggressive, appare ormai in declino. Anche il Partito Repubblicano dello stato sta lottando per riprendersi da una serie di decisioni politiche discutibili e da una redistribuzione del territorio che ha favorito in modo artificiale i repubblicani per anni. Fortunatamente, la legislatura statale sta gradualmente superando questa fase.

Un punto focale del dibattito è stato l'aborto. Taylor, durante un dibattito, ha espresso chiaramente la sua posizione contraria all'applicazione di un divieto penale risalente al 1849, ritenendolo obsoleto e in conflitto con le leggi più recenti. La sua franchezza, a differenza dell'approccio più cauto di Lazar, sembra aver risuonato con l'elettorato.

La risposta del montana: un’azione diretta contro citizens united

La risposta del montana: un’azione diretta contro citizens united

Nel frattempo, in Montana, la rabbia per la sentenza Citizens United v. FEC del 2010 continua a bruciare. La decisione della Corte Suprema federale, che ha equiparato la spesa Politica alla libertà di parola, ha annullato decenni di rigorose normative sul finanziamento delle campagne elettorali, introdotte nello stato come reazione alla corruzione dilagante durante l’era dell’industria mineraria del XIX secolo. I Montanani, frustrati dall’inerzia del legislatore statale, hanno deciso di agire direttamente.

Recentemente, la Corte Suprema del Montana ha emesso una sentenza unanime a favore di un’iniziativa popolare che mira a limitare l'influenza del denaro nelle elezioni. La corte ha stabilito che l'esame della costituzionalità di un'iniziativa popolare è “sconsigliabile”, riconoscendo il diritto dei cittadini di avviare processi legislativi attraverso l'iniziativa popolare. Questo apre la strada alla raccolta di firme per l'iniziativa I-194, o Ballot Issue 10, che andrà a votazione a novembre.

L'iniziativa, soprannominata “The Montana Plan”, propone una soluzione radicale: proibire alle società, definite “persone giuridiche”, di spendere denaro in campagne elettorali o in referendum. Si tratta di una sfida diretta alla sentenza Citizens United, che, come sottolinea Jeff Mangan, ex Commissario per le Pratiche Politiche del Montana, si basa su un principio conservatore: lo Stato ha il diritto di regolamentare le società che operano sul suo territorio, e questo include la loro capacità di influenzare il processo politico. La strategia è ingegnosa: limitare il potere delle società non attraverso le tradizionali leggi elettorali, ma attraverso la regolamentazione delle loro stesse costituzioni sociali.

Il piano non impedisce agli individui di contribuire a candidati e cause, ma mira a ristabilire un equilibrio nel panorama politico, dove il denaro non dovrebbe essere l'unico fattore determinante. La strada è lunga e incerta, ma la risposta del Montana dimostra che la lotta per la democrazia non è finita.