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Genet rivive: 'le serve' tra influencer e oscuri desideri

Il teatro contemporaneo si inchina ancora una volta a Jean Genet, ma questa volta con una svolta che lascia senza fiato. 'Le Serve', l'opera che da ottant'anni ossessiona registi e attori, si reinventa a Brooklyn, tra follower, designer e un'eredità di privilegi che amplifica l'inquietudine originaria.

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Un'eredità di oscuri desideri

Lydia Wilson, Phia Saban e Yerin Ha, tre interpreti di talento, danno vita alla nuova produzione di Kip Williams, già acclamata al Donmar Warehouse di Londra. La pièce, che esplora con spietata lucidità le dinamiche di potere, il sesso e l'identità tra due sorelle, Claire e Solange, e la loro padrona, Madame, si fa ancora più attuale e disturbante.

Williams, con una regia audace e innovativa, ha scelto di ambientare la storia in un contesto contemporaneo, trasformando Madame in un'influencer, una figura emblematica dell'inutile privilegio. Claire e Solange, pur rimanendo domestiche e assistenti personali, sono anche le uniche connessioni reali di Madame con il mondo esterno, un paradosso che amplifica la loro condizione di sfruttamento e alienazione.

Ma il vero colpo di scena è riservato al pubblico. Williams, con una mossa geniale, trasforma gli spettatori in voyeur silenziosi, complici di un dramma che si consuma sotto i loro occhi. Le tende che si aprono sulla camera da letto di Madame, un ambiente lussuoso e asettico, rivelano un mondo di ossessioni, fantasie e violenza, in cui il confine tra realtà e finzione si fa sempre più labile.

Yerin Ha, già nota per il suo ruolo in 'Bridgerton', porta in scena una Madame complessa e sfaccettata, una figura che incarna la superficialità e la vacuità del mondo dell'influencer. “Interpretare Madame oggi significa guardare al fenomeno del materialismo, all'ossessione per la giovinezza e la bellezza, e al ruolo che questi elementi giocano nella nostra società”, spiega l'attrice a Vogue. Un'analisi lucida e spietata che rende l'opera ancora più attuale e rilevante.

Saban, che ha interpretato Halaena Targaryen in 'House of the Dragon', aggiunge: “C’è una strana dissonanza tra la necessità di presentare un’immagine accattivante e la possibilità, nel lavoro, di esplorare aspetti oscuri e disturbanti della natura umana.” Un contrasto che rende la performance ancora più intensa e coinvolgente.

Williams, con la sua maestria, colora ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo, conferendo all'opera una profondità e una complessità inaspettate. “È stato un vero e proprio percorso di crescita, sia come persona che come artista”, afferma Ha. “Ora siamo in grado di creare qualcosa di veramente divertente, senza censure, senza compromessi.”

Lo spettacolo, in scena al St. Ann’s Warehouse di Brooklyn fino al 14 giugno 2026, è un'esperienza teatrale intensa e provocatoria, che invita il pubblico a riflettere sul potere, la sessualità, l'identità e la natura umana. Un'opera che, a distanza di ottant'anni dalla sua prima rappresentazione, continua a sconvolgere e a interrogare.