Catcalling: in inghilterra è un reato. ma basta?
Un cambiamento legislativo epocale nel Regno Unito: da oggi, importunare qualcuno per strada a causa del sesso è un reato perseguibile penalmente. Fino a due anni di prigione per chi osa. Un traguardo raggiunto dopo sette anni di battaglie, ma che solleva un interrogativo cruciale: sarà davvero sufficiente per cambiare una cultura radicata?
La legge e le sue ambizioni
La Protection from Sex-Based Harassment in Public Act si pone l'obiettivo di colpire chi intenzionalmente provoca allarme o angoscia in pubblico, motivato dal sesso della vittima. Un passo avanti significativo, reso possibile dalla crescente consapevolezza e dall'impegno di associazioni come Our Streets Now e Plan International UK. Jess Phillips, Ministro per la Salvaguardia e la Violenza contro Donne e Ragazze, ha dichiarato con fermezza: “Non costringeremo più le donne a cambiare il loro comportamento, ma puniremo chi sceglie di intimidirle”. Un cambio di paradigma, almeno sulla carta.

L'effettiva applicazione: una sfida complessa
Ma la teoria e la pratica sono due mondi. L'efficacia della legge dipenderà in gran parte dalla capacità delle forze dell'ordine di indagare e perseguire i casi. Emma Barrow, avvocata specializzata in abusi, sottolinea che “senza un'applicazione costante e chiare soglie di prova, molte esperienze di molestie quotidiane non raggiungeranno la soglia per un'azione penale”. La raccolta di prove, testimonianze e, possibilmente, riprese video o audio sarà fondamentale per una condanna.
Un elemento rivoluzionario è che, contrariamente a quanto previsto in precedenza, un singolo episodio di catcalling è sufficiente per configurare il reato. Basta una frase offensiva o minacciosa, se provata, per rendere il colpevole perseguibile. Un segnale forte, che dovrebbe indurre molti uomini a riflettere prima di osare commenti inappropriati.

Dimostrare il movente: un ostacolo
Provare che l'aggressione è motivata dal sesso della vittima rimane, però, un compito arduo. L'imputato difficilmente ammetterà di aver agito per motivi sessisti. Fortunatamente, i tribunali possono inferire il movente dal contesto, proprio come avviene per i reati d'odio. Linguaggio esplicitamente sessista, commenti sul corpo, richieste di rapporti sessuali o gesti volgari possono essere considerati indizi a sostegno dell'accusa. Ma, come ammette Barrow, “nei casi borderline, dimostrare la motivazione sessista può essere difficile”.

Oltre la legge: il cambiamento culturale
L'introduzione di questa legge rappresenta un passo avanti importante, ma non risolve il problema alla radice. Georgia Theodoulou di Our Streets Now lo sottolinea: “È entrata in vigore oggi, ma non sappiamo ancora come si tradurrà nella realtà”. E aggiunge, con un pizzico di amarezza: “Dubito che un uomo che fischia per strada finisca in prigione per due anni”. La vera sfida è cambiare la cultura, un processo lungo e complesso che richiede un impegno costante nell'educazione e nella sensibilizzazione. Solo così si potrà sradicare la misoginia e la discriminazione, un obiettivo che va ben oltre le leggi e i tribunali. La legge è un buon inizio, ma la strada è ancora lunga. Il cambiamento vero deve arrivare dai comportamenti, non dalle sanzioni.
La cifra parla chiaro: sette anni di battaglie per arrivare a questo punto. Ma come ha detto Theodoulou, “ci vorrà molto più tempo per cambiare la cultura”.