Il ritorno di valerie cherish: un affresco hollywoodiano spietato
Lisa Kudrow torna a infastidirci, a farci ridere e a costringerci a confrontarci con l'assurdità di Hollywood in The Comeback, serie che ha rialzato il sipario sulla sua terza stagione. Un ritorno che, più che un semplice revival, si configura come un atto d'accusa contro un sistema che continua a divorare talenti e a mistificare la realtà.
Un grinzo deriso: valerie cherish è di nuovo in scena
Ricordiamo Valerie Cherish, l'attrice sfortunata, reinventata da Kudrow e da Michael Patrick King, e torniamo ad assistere al suo tentativo di redenzione. Questa volta, il palcoscenico è Broadway, a Chicago, una scelta che evoca immediatamente il fantasma di Whitney Leavitt, un eco del passato che non si placa. Il primo episodio è un concentrato di elementi che hanno reso la serie un cult: l'autoironia feroce, la satira tagliente e una Valerie Cherish che, pur nella sua disperazione, riesce a essere straordinariamente affascinante.
Il riferimento alla crisi degli sceneggiatori e degli attori è lampante, inserito con una naturalezza che non sminuisce l'impatto. Vediamo Valerie unirsi alla protesta, un gesto che suona quasi beffardo, considerando il suo passato di flop teatrale. “Beh, sindacato. Importante. Lo sai?” esclama, in una battuta che racchiude tutta l'amara ironia della situazione. Ma non è solo la crisi del lavoro a tormentare Valerie. La sua ossessione per il tempo che passa, espressa nel titolo del suo podcast, Cherish the Time, rivela una profonda inquietudine nei confronti della fugacità della fama e della giovinezza.

L'industria riflessa in uno specchio deformante
La serie non risparmia nessuno, smascherando le ipocrisie e le contraddizioni di Hollywood con una precisione chirurgica. L'uso dell'intelligenza artificiale nella scrittura di sitcom, ad esempio, diventa l'occasione per una critica pungente al progressivo annullamento della creatività umana. Valerie, nel suo ruolo di “guerriera anti-AI”, si erge a paladina di un'arte autentica, seppur guidata da un narcisismo non dissimulato. La scomparsa di Mickey, causata dal Covid, è una ferita aperta, un macigno che grava sul presente e che sottolinea la fragilità dell'esistenza.
E poi c'è Mark, il suo ex, eterno Loveball, che continua a orbitare attorno a lei, incarnando l'immagine di un uomo intrappolato nel passato. La sua passione per il pickleball è un dettaglio che, apparentemente insignificante, contribuisce a delineare un ritratto di un'epoca in declino, un'epoca di illusioni e di sogni infranti. The Comeback, con la sua terza stagione, non è solo un ritorno alle origini, ma un'occasione per riflettere sul presente, un presente segnato da incertezze, da crisi e da una profonda disillusione nei confronti del mondo dello spettacolo.
La serie si conferma, quindi, un'opera unica nel suo genere, capace di farci ridere e di farci riflettere, di commuoverci e di indignarci. E mentre Valerie Cherish continua a scandagliare le profondità dell'animo umano, noi spettatori non possiamo fare altro che osservare, con un misto di fascinazione e di inquietudine, il suo percorso tortuoso verso la redenzione. Il finale, amaro e sorprendente, lascia il pubblico con la consapevolezza che, a Hollywood, la verità è sempre più strana della finzione.