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Immortality: la corsa al senso di vita dei miliardari

Un’ondata di illiberalismo e plutocrazia sta erodendo la democrazia nel mondo. Potere concentrato, disuguaglianze crescenti e un’ossessiva ricerca dell’immortalità: questo è il nuovo scenario inquietante delineato da esperti e investitori.

La nuova frontiera: un’immortale silicon valley

Peter Thiel, Sam Altman e Bryan Johnson, figure di spicco del mondo tecnologico, stanno investendo cifre astronomiche nella ricerca di metodi per estendere la vita umana. Un’ambizione che va ben oltre il semplice desiderio di posticipare la fine, ma che solleva interrogativi profondi sulla natura dell’esistenza e sulla distribuzione della ricchezza.

Miliardari e plasma: un’odissea biologica

Miliardari e plasma: un’odissea biologica

Thiel, con le sue ambizioni di essere preservato in criopreservazione, Altman, che utilizza il metformina con risultati controversi, e Johnson, con la sua follia di analisi e sperimentazioni, rappresentano solo la punta dell’iceberg. Questa corsa all’immortalità si traduce in investimenti milionari in biotech, con aziende come Retro Biosciences e Altos Labs che promettono terapie cellulari e invecchiamento reversibile.

Oltre il prezzo: un’immortality solo per pochi?

Oltre il prezzo: un’immortality solo per pochi?

Ma, cosa succede se l’immortalità dovesse rimanere un privilegio di una élite? Non sarebbe più giusto che persone di talento, artisti e scrittori, che arricchirebbero il nostro mondo, fossero costrette a confrontarsi con la fine? Un’idea radicale, quella di integrare terapie anti-età nel sistema sanitario pubblico, un’ipotesi che merita seria considerazione.

La realtà scomoda

La visione di Brian Johnson, immerso in un labirinto di integratori e analisi del proprio corpo, è paradossale. Un’ossessione così profonda, che lo porta a scrutare la